La mia Istria

La mia Istria è fatta di mare, di piccoli borghi arroccati sui colli dell'entroterra, di tramonti e di albe che sono il preludio ai miei on the road alla ricerca di piccoli produttori della filiera  agroalimentare, una continua scoperta di luoghi e di persone. Di piccole trattorie ma anche di ristoranti stellati, di produttori di vino e di distillatori che perpetuano tradizioni antiche, di casari che da Pag all'entroterra producono profumati pecorini. Un piccolo paradiso lontano dall'omologazione che riempie gli occhi, soddisfa il gusto, apre la mente e il cuore. Un'Istria lontana da quella vacanziera che siamo abituati a conoscere dove comunque il mare rimane una componente fondamentale. Trovi tutti gli aggiornamenti anche sulla nostra pagina Facebook

Giovanni Veronese

Un'Istria da scoprire

Territorio

Storia

Enogastronomia

l'Istria del vino

Dal Collio Sloveno ai Colli di Buie la vite trova in Istria un luogo vocato qui troverete i resoconti di degustazioni e le storie di vignaioli coraggiosi. 

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Alan Kristančič l'uomo che ha sposato la Ribolla 

La mattina è di quelle terse e il traffico è di quelli intensi mentre, lasciata Venezia, mi dirigo verso est alla volta di Palmanova dove costeggiando il perimetro della città passo tra le molte caserme, oramai tutte in stato di semi abbandono, scheletri che in altri tempi costituivano la difesa del confine orientale durante gli anni della guerra fredda.

Entro nel Collio Goriziano con le strade che si snodano in mezzo ai vigneti, Friulano, Ribolla, Sauvignon ma anche Merlot, Cabernet e ancora qualche raro vigneto di Malvasia Istriana che oggi, per buona parte, viene assemblata assieme ad altri vitigni per produrre il Collio Bianco.

Il nascosto confine di Zegla che divideva l'Italia dalla Slovenia prima di Shengen non ha più sbarre e nessuno che controlla i documenti, a presidiarlo ci sono due Carabinieri seduti in auto e la piccola costruzione che ospitava la polizia di frontiera sembra aver seguito la sorte delle caserme friulane.

Mi accoglie Brda, il Collio Sloveno, e anche qui le strade, alcune veramente strette, si snodano tra i vigneti, Rebula, Sauvignonasse, che altro non è che l'ex Tokaj, Pinot Gris, Merlot ed altre varietà anche internazionali che allevate qui hanno trovato un adattamento ideale.
In lontananza scorgo sulla sommità del colle che dovrò svalicare il Castel Dobra, un castello seicentesco edificato sulle rovine di un precedente castello rinascimentale, che mi dice che la mia meta è vicina.

Ad aspettarmi c'è Alan Kristančič titolare ed enologo di Kristalvin, questo il nome dell'azienda, che ha circa tre secoli di storia e a testimoniarlo nella piccola cantina attigua all'accogliente sala di degustazione, che fa anche la funzione di shop, c'è una botte dove si legge chiaramente l'anno di fabbricazione: 1808.

Affacciata su una splendida vallata coperta di vigneti e punteggiata di piccoli borghi arroccati sui colli, dalla terrazza di Kristalvin si gode di una vista unica, letteralmente l'abbraccio di una delle porzioni più suggestive del Collio Sloveno dove la conservazione ambientale è diventata la parola d'ordine.

La mia prima visita da Kristalvin risale a circa tre lustri fa e mi rimase impresso l'assaggio di una Rebula 2001 dal profetico nome di Arcanum, assaggio che arcano rimane perché nonostante la virtuosa evoluzione conservava perfettamente la sua acidità ed il corredo varietale.
Nel gennaio di quest'anno, assieme ad un amico ristoratore, ho ripetuto l'esperienza assaggiando un Sauvignon 2002 e anche in questo caso con grande sorpresa per l'integrità ed estrema soddisfazione.

Alan ha preso in mano le redini di Kristalvin nel 2017, diplomato in enologia può vantare esperienze maturate in Slovenia e all'estero tra le quali una significativa in Nuova Zelanda che l'hanno portato ad ampliare gli orizzonti e a poter dare una nuova interpretazione ai vitigni tradizionali del Collio Sloveno, nota curiosa: tanta è la dedizione di Alan alla causa del vino che nel 2021 ha sposato Martina Kraševka Rebula e ha voluto aggiungere il cognome della moglie al suo, così oggi a Brda esiste una famiglia con il nome della varietà di uva più diffusa in zona.

Dopo un po' ci raggiunge Ales Kristančič, padre di Alan, e con lui apriamo un capitolo sulla storia recente di Brda e partendo dal novecento arriviamo ad oggi sfogliando anche alcuni libri, Ales è la memoria storica del Collio Sloveno e la progressione, sia sotto il profilo storico che sotto il profilo enologico, è a dir poco affascinante: da zona poco più che rurale ad eccellenza vitivinicola.

Oggi l'azienda si propone come realtà moderna e dinamica ma ancora fortemente legata a territorio e tradizione, la produzione è distinta in tre linee la linea dei territoriali che comprende Rebula, Sauvignonasse, Pinot Gris e Merlot, la linea 1808 che comprende Rebula, una Ribolla di lunga macerazione, Jakob, Sauvignonasse, o ex Tokaj, anche questo macerato e un Merlot 2019 che ammicca molto alla Bordeaux con toni morbidi, tannini levigati e frutto molto presente.

Da qualche anno Alan si diletta anche a produrre spumanti, rigorosamente metodo classico, e nella gamma spiccano una Cuvée, blend tra Pinot Noir e Chardonnay, e una Rebula entrambe con trentasei mesi di punta.
La Cuvée è per scelta un Brut Nature, quindi un non dosato mentre la Rebula un Brut, la prima offre un ventaglio che spazia dagli agrumi alla crosta di pane con note di frutta a polpa gialla matura e frutta candita, la Rebula è invece più immediata, di ottima freschezza ed elegante.

La degustazione è terminata e anche la visita volge al termine, un boccone veloce in una trattoria tipica della zona e poi di nuovo in auto perché in serata devo essere a Buje in Croazia dove mi aspettano un'altra "famiglia del vino" e i colli della Malvazija ma questa è un'altra storia e la racconterò più avanti.

Giovanni Veronese

©Riproduzione Riservata

KRISTALVIN Winery
Višnjevik 39,  - 5212 Dobrovo,
SloveniaTelefono: +386 31 855 162

l'Istria del cibo

Dalla costa all'entroterra l'Istria del cibo è una continua scoperta, piccole trattorie sulla costa e le incursioini nel triangolo del tartufo istriano con l'appuntamento annuale al Zigante International Truffle Days & Gourmet.

Il tartufo istriano: un affare di famiglia 

L'Istria, già nota a molti vacanzieri per le splendide località turistiche delle sue coste, sta cercando di uscire dallo stereotipo di zona turistica estiva, condizione limitativa per il suo splendide entroterra fatto di piccoli borghi arroccati sulle colline.

Entroterra che sta iniziando a proporre itinerari che fondono storia, territorio ed enogastronomia, e sembra che l'operazione stia riuscendo molto bene, il vino ha fatto passi da gigante negli ultimi due decenni, adesso l'Istria croata si propone come alternativa valida al Collio Sloveno e si sta muovendo per ottenere produzioni, specialmente per quanto riguarda la Malvasia, che identificano microzone come quella di Buie.

Sul fronte gastronomico sono molti i presidi che identificano l'Istria croata ma uno su tutti sta monopolizzando l'attenzione ed è il tartufo, sia bianco che nero, un tartufo che inizia a trovare la sua collocazione sui mercati esteri oltre che in quello croato.

Il triangolo d'oro del tartufo istriano è compreso tra Buie, Buzet e Pisino, i boschi sono battuti dai cavatori e dai loro cani alla ricerca della "patata" più grossa e fu Giancarlo Zigante che negli anni '90 trovò un tartufo bianco di ben un chilo e trecentodieci grammi, non appena la voce si diffuse arrivarono numerose offerte da diverse parti del mondo per l'acquisto dell'enorme tubero ma Giancarlo non volle saperne di venderlo e lo utilizzò per una cena con altri cento commensali, quella cena fu l'inizio di un'avventura imprenditoriale.

Oggi in Istria dire tartufo equivale a dire Zigante, una famiglia che sul tartufo ha puntato tutto, creando un'azienda il cui nome è sinonimo di alta qualità e che, oltre al tartufo fresco, propone una serie di prodotti destinati sia al cliente retail che alle gastronomie e all'ho.re.ca. che hanno come comune denominatore il tartufo sia bianco che nero: dalle salse come la tartufata, al sale aromatizzato, l'olio e persino il cioccolato e i vol-au-vent al tartufo, il tutto acquistabile in uno dei Zigante Truffle Shops sparsi un po' in tutta l'Istria, piccoli salotti gastronomici dove, una volta entrati, si viene letteralmente abbracciati dall'aroma del tartufo.

In azienda ci riceve Tanja Zigante, giovane ed affascinante front woman parte della famiglia che cura le pubbliche relazioni in azienda, la panoramica sulle attività aziendali è dettagliata ed esaustiva, la sede di Plovania è in un moderno edificio in vetro e acciaio, con un reparto produzione modernissimo dotato delle ultime tecnologie disponibili che garantiscono tutte le fasi di lavorazione ai fini della sicurezza del prodotto, senza alterare il suo valore tradizionale.

A Livade, piccolo borgo ai piedi di Montona, potrete concedervi una cena a base di tartufo al Restaurant Zigante, un'esperienza full immersion nel mondo del tartufo istriano in una serie di piatti preparati da bravissimi chef che valorizzano i preziosi tuberi, spesso accompagnandoli ad altri presidi gastronomici locali.

Oltre agli shops e al ristorante completano l'esperienza i Zigante Truffle Days International Gourmet Expo che si tiene ogni anno ad inizio ottobre e propone una panoramica enogastronomica con piccole aziende istriane che spaziano dal vino ai distillati, alla gastronomia tradizionale ma il vero protagonista resta lui: sua maestà il tartufo.

Giovanni Veronese

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Il sale di Sicciole: duemila anni di storia

Le saline di Sicciole, Sečovlje in sloveno, vantano ben oltre due millenni di attività e nella loro lunga storia hanno fornito sale all'Impero Romano, alla Serenissima Repubblica di Venezia, all'Impero Austroungarico, alla Yugoslavia e oggi forniscono un sale di altissima qualità che esportano in tutta Europa.
Ben 850 ettari di estensione nella valle del fiume Dragogna (Dragonja) che in alcuni periodi di massima attività hanno visto una forza lavoro che arrivava a ben duemila addetti e l'estrazione è effettuata tutt'oggi con attrezzi molto semplici e con metodi che non hanno subito grandi modifiche nel tempo.
Nel passato per regolare l'afflusso nelle vasche veniva usato un metodo ingegnoso che nella prima fase prevedeva l'innalzamento del livello dell'acqua nei fossati di presa attraverso dei "zorni" o "zornadori", dei rudimentali ma efficaci congegni che consistevano in una pala di legno sospesa attraverso l'uso di corde ad un treppiede: il "trevache", dal 1860 entrarono in uso i mulini a vento detti anche "machine".
Il "Sal de Piran", oltre ad essere di alta qualità, è naturalmente bianco e non subisce quindi processi di sbiancatura ed è acquistabile presso lo shop delle saline.
Le saline e il loro splendido parco naturale fanno spesso parte degli "on the road" di Istronauti, una visita particolarmente gradita che alterniamo a quella della parte antica di Capodistria (Koper) anch'essa un centro salifero fin dai tempi romani.

Giovanni Veronese
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Le Collaborazioni di Istronauti

Istronauti, oltre a fornire un'informazione giornalistica sull'Istria collabora attivamente con Venetia di Gusto e con alcuni tour operator al fine di organizzare degustazioni e tour culturali dell'Istria di uno o più giorni abbinando cultura ed enogastronomia. Ad ottobre l'appuntamento immancabile è con il Zigante Truffle Days International Gourmet Expo mentre durante tutto il resto dell'anno gli appuntamenti sono con le degustazioni in piccole aziende produttrici di vino e con la buona tavola, la nostra guida è il giornalista enogastronomico Giovanni Veronese editor di Venetia di Gusto. Il tour culturale più richiesto è quello dell'Istria veneziana che ci porta da Capodistria in Slovenia fino alle città della costa croata come Umago e Parenzo oppure nell'entroterra nei borghi murati arroccati sui colli come Grisignana, Montona e Buie. Una full immersion in un'Istria affascinante ed insolita, diversa dall'Istria vacanziera  che molti conoscono.

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